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Autore: Anna Finelli 21 lug, 2017

Teodorica Angelozzi in due righe

Forse era scritto nel destino, chi lo sa, di certo era scritto in quel nome, Teodorica. Nata a Chieti, diplomata all’Istituto d’arte abruzzese, trasferitasi per studio a Ravenna, nella città di Teodora e Teodorico, la città dei mosaici che pochi anni dopo il suo arrivo diventeranno anche il suo lavoro. Amante del disegno e della pittura, una laurea ‘tutta ravennate’ in Conservazione dei Beni Culturali, da tre anni, quasi per caso, è entrata a far parte della squadra della Bottega AnnaFietta. Da allora ad oggi tanta gavetta e una immutata, instancabile, voglia di apprendere e perfezionarsi, giorno dopo giorno.

Vita da laboratorio

Pochi passi dentro la Bottega di via Argentario e il sorriso di Teodorica ti accoglie da dietro il bancone, lì dove pennelli e pinze alla mano si occupa del ‘tocco finale’, di pulire, rifinire e ‘dorare’ le opere che poi finiscono in vendita. “Mi piace il contatto col pubblico, ci sono abituata gestendo ormai da anni anche la piccola biblioteca di Piangipane – racconta – lavoro che porto avanti parallelamente alla collaborazione con la Bottega di Anna dove ho la possibilità di creare qualcosa di unico e irripetibile con le mie mani, di plasmare da zero materiali inerti che poi infondono emozioni… per chi ama l’arte un vero e proprio dono”.

Gli inizi

“L’incontro con Anna è stato casuale, ci siamo conosciute ad una serata organizzata dalla Casa delle Donne ed è nato subito un bel feeling, una bella amicizia”. Pochi giorni dopo è arrivata la proposta, quella che non potevo rifiutare. Mi ha chiesto di entrare a far parte della squadra e così sono entrata in questo luogo magico, unico e speciale, in questa bottega che oggi è la mia seconda casa”.

Specialità

Il jolly della finalizzazione. “Ho sempre amato disegnare e dipingere, ma non avevo alcuna conoscenza di tecniche musive. Ho imparato da zero e mi sto ancora perfezionando al fianco di colleghi più esperti. In Bottega sono un po’ un jolly, ma mi occupo essenzialmente dei piccoli ritocchi, di perfezionare le opere, dei dettagli”.

Il ravennate, il turista…

Lo sguardo del mosaicista sulla clientela: “E’ un pubblico eterogeneo quello che varca la porta della Bottega, tanti turisti, ma anche tanti ravennati, tutti affascinati da questo luogo e dalle opere che vi trovano al suo interno. Ovviamente il forestiero rimane inevitabilmente sorpreso e rapito dal mosaico perché si trova dinanzi ad una ‘scoperta’, mentre nel ravennate si nota l’orgoglio, la gratificazione di chi compra o regala un simbolo della propria città, della propria terra, un pezzo unico, un mosaico non realizzato in serie, un pensiero in forma artistica che li rappresenta”.

 

Autore: Anna Finelli 27 giu, 2017
Con una maestra così come si possono scordare i cinque anni delle elementari?
Rita Brusi è un'insegnante di Ravenna che ha passato gli ultimi cinque anni in una scuola elementare in provincia di Cesena. Fuori dalle mura bizantine ha parlato ai suoi studenti della bellezza dei mosaici ravennati e di come le botteghe artigiane della città si impegnino a portare avanti questa tradizione secolare. 
Accade così che alla fine dell'anno scolastico, i ragazzi della sua quinta decidono di ringraziarla per il bel percorso fatto assieme. Si ricordavano il nome del laboratorio citato dall'insegnante, mi contattano e mi chiedono di realizzare una foto di classe a mosaico. 
Quello che vedete è tutto il processo di creazione, dalla foto, al bozzetto, perfino l'aggiunta di Tommaso, uno dei ragazzi che non era presente nella foto collettiva. E' nato così un mosaico "a vignetta" , dove ogni studente ha l'iniziale del nome nella maglietta e alcuni essenziali tratti somatici. 
Volete sapere qual è stata la parte più difficile? Mantenere il segreto prima della consegna, pur incontrando Rita qui in negozio. Ma a giudicare dagli sguardi, direi che la sorpresa è andata a buon fine.
Autore: Anna Finelli 20 giu, 2017

Luca Ortolani in due righe
Luca è uno dei collaboratori più giovani del laboratorio di mosaico Annafietta. Un neofita? Niente di più sbagliato. Aveva 16 anni quando per la prima volta ha iniziato a prendere in mano tessere e attrezzi del mestiere. Non che a quell’età sapesse già che fare il mosaicista sarebbe diventato il lavoro della vita: la sua era più una vocazione all’artigianato, a un tipo di lavoro manuale dov’è richiesta precisione e tanta, tanta pratica. Ora di anni ne quasi 29, di cui gli ultimi quattro al servizio di Anna Finelli. Qui si è ritagliato un proprio spazio all’interno della bottega, dove coniuga piccole routine e creatività.

Vita da laboratorio
Lo si incontra al primo piano del laboratorio di via Argentario. C’è una giovane stagista di fronte a lui, intenta a tagliare le piccole lastre di vetro colorato. Quello è il punto di partenza per tutti. Lui invece parla e quasi senza guardare si destreggia con pinze e formelle di rame per fare farfalle e angioletti, che saranno poi la base per i successivi lavori. “La vita da laboratorio dà molta libertà – racconta - è un lavoro creativo ricco di soddisfazioni. Qui da Annafietta tutti fanno tutto, anche se tendiamo a dividerci i compiti a seconda delle ‘specialità’ di ognuno”.  

Specialità
Serialità vs creatività. Luca li descrive quasi come dark e bright side del mosaicista. “Adoro le grandi superfici. Ci sono però alcuni articoli che non farei mai al mondo ma che paradossalmente vanno, e che devono essere realizzati in quantità. Diventa un lavoro più meccanico che creativo, per quanto un articolo sia unico e diverso dagli altri”.

Gli inizi
Parola d’ordine: gavetta. Dopo il primo stage estivo in un laboratorio a 16 anni e gli studi all’Istituto d’Arte per il Mosaico, a Ravenna, è iniziata la lunga strada nel campo che lo ha portato in via Argentario. Un approdo oggi sempre più difficile per un giovane: “Le piccole botteghe artigiane non possono permettersi di prendere molti collaboratori, e la scarsa collaborazione tra botteghe non aiuta il settore”.
Per questo il primo incarico di responsabilità lo conserva nel cuore: “Il lavoro che mi ha dato più soddisfazione è stata l’insegna di un vescovo da mettere all’ingresso di una chiesa che ho seguito dall’inizio alla fine. Non tanto per la difficoltà o per ciò che rappresentava, ma per come quell’opera mediamente complessa mi ha instradato a quello che sto facendo ora”.

Il ravennate, il turista, il mosaicista
A dispetto di quanto si potrebbe pensare. Non c’è molta differenza tra autoctoni e forestieri. Almeno questa è l’impressione di Luca. “Dal piccolo oggetto al complesso lavoro su commissione, non c’è differenza nell’acquisto. Ci sono ravennati che comprano il ‘pensierino’ e turisti che dopo una settimana di vacanza commissionano progetti molto complessi. E viceversa”. Allora viene da chiederglielo, se la richiesta è alta, perché non mettersi in proprio? “Ci ho pensato nei primi anni. Ma è un ambiente spietato, la concorrenza è alta e la solidarietà latita. E’ difficile, certo, ma non impossibile. Io ho scelto un'altra strada”.

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