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Lunga vita allo storione, lunga vita alla Casa Matha

  • Autore: Anna Finelli
  • 12 apr, 2017

Per i 1074 anni della corporazione una targa in mosaico che rivive gli antichi stemmi

Ne è trascorso di tempo dal 12 aprile 943. La Casa Matha , così come la vediamo oggi , conta 1074 anni . Millesettantaquattro primavere che l’ Ordo Domus Mathae di Ravenna festeggia regalando alla città due targhe toponomastiche in mosaico ricche di simboli e dai significati antichi. Proprio stamattina sono state collocate su due facciate dello storico edificio che si affaccia in piazza Andrea Costa. Il privilegio di progettarle e realizzarle è stato affidato al nostro laboratorio.

Così abbiamo lasciato che la creatività facesse un viaggio indietro nel tempo, alle origini dello stemma che riportava la dicitura Schola Piscatorum , riferendosi a una delle principali attività che le lagune costiere offrivano agli abitanti di queste terre. L’immagine del sigillo rievoca proprio i tempi della corporazione di mestiere: due pescatori - uno a terra, l’altro in barca -  intenti a issare una rete colma di pesce, mentre sulle loro teste attendono famelici due gabbiani. E da uno strumento come l'amo, indispensabile per la pesca, deriva secondo alcune interpretazioni anche il nome latinizzato,  Domus amata .

Ma è tuttavia un’altra l'immagine che ha attirato la nostra attenzione ; passa inosservata sopra le teste di chi passeggia per il centro, e si trova sulla sommità dell’ex mercato coperto. Quattro storioni scolpiti sorreggono un bassorilievo raffigurante un’altra scena di pesca. Lo storione, un pesce che a lungo ha nutrito questi luoghi, era il soggetto perfetto per essere rappresentato nello stile del mosaico bizantino. Ne abbiamo raffigurati due ai lati delle targhe, mentre sorreggono l’indicazione “Via Casa Matha, corporazione di pescatori”, e li abbiamo realizzati in con i colori dell’Ordine, Giallo e Rosso, su un fondo stellato blu e oro che richiama il cielo di Galla Placidia.

Da quando l’avventura delle targhe toponomastiche in mosaico è iniziata, nel 2009, quelle della Casa Matha sono la 51esima e la 52esima. E vantano un primato: sono le prime a essere state commissionate da un privato con l’autorizzazione del Comune. E se questo precedente fosse da esempio per nuovi illustri seguaci?

Autore: Anna Finelli 11 ott, 2017

Per creare un mosaico non basta l’abilità tecnica. Le tenaglie, il tagliavetro, la spatola, il cemento, le tessere. Questi sono gli strumenti - indispensabili, certo - per realizzare un’opera sulla base di un progetto. Ma è sufficiente saperli utilizzare? Un mosaico - qui a Ravenna ce l’hanno insegnato i Bizantini - racconta una storia, e a volte le storie impregnano le tessere. Chi fa mosaico oggi ha il compito di raccogliere queste narrazioni e fissarle in quei manufatti contemporanei che spesso vengono commissionati con il preciso scopo di celebrare un traguardo, un passaggio, un anniversario o, più semplicemente, per rendere eterno un ricordo.

Le idee - sembrerà banale - sono la materia prima più preziosa. Così ci sono idee che trasformano alcuni lavori in sfide che emozionano dalle prime fasi di progettazione fino alla consegna. Eccone una.

Autore: Anna Finelli 29 set, 2017

Durante la Notte d'Oro Palazzo Merlato apre le proprie sale più prestigiose e stappa i vini del Gruppo Cevico per brindare al termine delle visite guidate aperte a cittadini e turisti. Occhio perché sono bottiglie speciali. Le ha decorate la nostra bottega Annafietta.it , riprendendo i colori della volta celeste di Galla Placidia.

Potremmo raccontare che è stata una passeggiata. Niente affatto. Un po' la superficie delicata, un po' le bollicine, queste bottiglie ci hanno giocato alcuni scherzetti che vi lasciamo immaginare. Ma riconquistata la sobrietà dopo i primi scoppiettanti esperimenti, ecco rifornita la sala Preconsiliare e la sala del Consiglio in tempo per sabato 7 ottobre.

Al termine di ogni visita (dalle 18 alle 23, ogni 20 minuti, ultimo ingresso alle 22:40), saranno serviti  Vollì Bollicine Romagnole, vino spumante Rubicone I.G.T. , ottenuto da uve bianche locali (in particolare Trebbiano) con metodo Cileno, ovvero vinificato in riduzione di ossigeno. Non facendo entrare in contatto il mosto in fermentazione con l’ossigeno, si esaltano profumi e sapori varietali del vitigno Trebbiano, che esprime così un bouquet molto più fruttato e fresco. Insomma, la Notte d'Oro entra per la prima volta a Palazzo Merlato... e la accompagnamo anche noi.

Autore: Anna Finelli 12 set, 2017

Da piccoli ci insegnano che il rosa è il colore della pelle . A fare il mosaicista capisci che è una balla , se già non ti era venuto il dubbio crescendo. I riflessi di luce, le ombre, i capillari, l’umore, l’espressione, sono parte delle sfumature che fanno del viso umano uno dei soggetti più difficili da rappresentare in maniera realistica a mosaico. Ecco perché qui in laboratorio a Ravenna non parliamo di semplici rosa, ma di “colori carnagione”.
Ed ecco come mai ci siamo rimboccati le maniche quando qualche settimana fa un omone è arrivato in bottega dallo Stato della Virginia, accompagnato dai cugini che - pensa il caso - vivono a Rimini.

Lui entra, dà un’occhiata al negozio, si presenta dicendo che ci ha scovati su internet e mi mostra le immagini di Papa Wojtyla e di Padre Pio . Non è un novellino del mosaico, è un appassionato e a casa ne ha diversi, soprattutto a tema religioso. Sa distinguere le varie fatture, e mentre elogia la qualità delle opere viste a Ravenna ci lusinga, dicendoci che gli piace il nostro modo di comporre il mosaico su due livelli, con l’immagine principale creata su sagoma di legno e successivamente applicata su uno sfondo. Come fai a dirgli di no?

Insomma ci dà le due foto, pure un po’ sgranate, e ci chiede di riprodurle. Noi gli spieghiamo le difficoltà e i limiti del mosaico, ma lui insiste, ci convince e riparte per gli States. Così iniziamo il progetto partendo da Giovanni Paolo II, e in qualche settimana ecco ottenuto un risultato che nemmeno noi immaginavamo.
Ora è il turno di Padre Pio, che ci fa dannare un po’. Abbiamo dovuto ordinare due tonalità di tessere che ci mancavano. E indovinate un po’... entrambe color carnagione. Era da scommetterci. Altro che "rosa pelle".


Autore: Anna Finelli 04 set, 2017

Sara Kuliczkowski in due righe
All’anagrafe è registrata ovviamente con nome e cognome, ma Sara Kuliczkowski, in Bottega, è per tutti ‘la bizantina’. Un diploma conseguito nel 1997 all’istituto d’arte Severini di Ravenna poi la specializzazione in mosaico all’Albert Einstein e una gavetta tra i più importanti laboratori di mosaico di Ravenna, dalla Cooperativa Mosaicisti allo Studio di Alessandra Caprara fino all’incontro con Anna Fietta. Era il 2009 e Sara iniziava una collaborazione che via via si è consolidata in un rapporto di lavoro, “e soprattutto d’amicizia e rispetto”, solido e duraturo. Ravennate, di San Pietro in Vincoli (a dispetto di quel cognome ben poco romagnolo), oggi Sara è una colonna della Bottega, il punto di riferimento per le realizzazioni delle riproduzioni dal mosaico antico bizantino e per le interpretazioni musive dei quadri moderni.

Vita da laboratorio
Difficile che superando la soglia della Bottega di via Argentario vi imbattiate in Sara, lei preferisce starsene a creare dietro le quinte, nella pace quotidiana del lavoro, magari dando una mano, un consiglio ai colleghi meno esperti o dispensando preziosi insegnamenti agli stagisti, apprendisti e tirocinanti che spesso affollano il laboratorio con la voglia di imparare la bella arte del mosaico. “Mi sento indubbiamente fortunata, amo il lavoro che faccio, mi piace creare qualcosa con le mie mani – racconta – e allo stesso tempo trovo molto edificante tramandare alle nuove generazioni un’arte antica come quella del mosaico”.

Gli inizi
E dire che Sara, specializzata nel ‘montaggio del mosaico’, con l’arte musiva inizialmente non voleva averci a che fare. “Agli inizi, una volta diplomata e dopo l’ulteriore ‘master’ all’Albert Einstein, ho trovato subito lavoro come restauratrice, mi occupavo di dipinti antichi, ambito che mi piaceva molto poi però il richiamo del mosaico, in una città come Ravenna, era troppo forte e non ho saputo resistere”.  Tante esperienze nei laboratori cittadini, poi l’assunzione nella Coop Mosaicisti, la crisi globale che si fa sentire anche nel settore, la Coop che chiude “e io che mi ritrovo senza lavoro”. Ma come si suol dire, chiusa una porta… “si è aperto il portone della Bottega AnnaFietta e con Anna è stato subito feeling, mi ha assunta in poche ore, ho portato il curriculum la mattina e il pomeriggio è arrivata la sua chiamata…”.

La specialità
Il suo soprannome dice tutto, Sara, ‘la bizantina’… maestra nella realizzazione di riproduzioni di mosaici antichi, perfezionista e precisa, ma anche abilissima nel ritratto a mosaico, tecnica che spesso utilizza quando è chiamata a rifare copie musive di quadri moderni, come quelli ‘gettonatissimi’ dei capolavori di Van Gogh o Vermeer: “Non esageriamo con i complimenti, suvvia – si schermisce - diciamo che l’esperienza aiuta, mi sono affinata con gli anni di pratica, se oggi penso al primo lavoro in mosaico realizzato qui dentro ancora rido… fu un disastro, ma forse meglio non ricordarlo ad Anna…”.  

Autore: Anna Finelli 28 ago, 2017

Don Antonio Pagano è parroco della piccola parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli, a Castel San Giorgio, a pochi chilometri da Salerno. Qualche mese fa ha deciso di rifare una delle nicchie della chiesa. Quella contenente la statua della Madonna di Costantinopoli. L'idea di ricoprirla di mosaico è arrivata quasi spontanea, come un imprinting lontano che lo ha portato fino a Ravenna, nel nostro laboratorio.

Cercando ispirazione dai ricordi, la memoria di Don Antonio è scivolata alla gioventù, agli anni di sacerdozio nella cattedrale di Salerno.  I mosaici bizantini dell'abside erano andati distrutti, così tra il 1954 e il 1956 fu affidato ai mosaicisti della scuola di Ravenna il compito di ridare vita alle antiche immagini, guidati dal grande pittore, scultore e mosaicista Renato Signorini. Da allora il parroco si è innamorato di quest'arte che ancora oggi vive nei laboratori della città romagnola.  Così, per rifare la nicchia della sua chiesa, ha voluto una bottega ravennate. La nostra.

Ci siamo messi al lavoro e abbiamo realizzato il rivestimento in tessere d'oro zecchino incollate su rete, da applicare al calco che il don ci aveva inviato per consentirci di ricostruire alla perfezione il rivestimento. Per il montaggio, io e Luca Ortolani siamo andati sul posto approfittando del momentaneo restauro della statua della madonna. Ed ecco il risultato.

Autore: Anna Finelli 16 ago, 2017
Tutto è nato da un logo che già sintetizzava in forme primarie gli elementi essenziali del territorio romagnolo. Un tondo giallo, a rappresentare il sole. Un rettangolo verde, a simboleggiare la pineta. Un triangolo blu, riferito al mare.
Il Premio CerviaAmbiente - così come lo abbiamo reinterpretato a mosaico per le ultime edizioni - aveva forse bisogno di un processo a ritroso, che desse un tocco più naturale alle forme essenziali del bel logo pensato dal Centro Ricerche Marine.
Abbiamo quindi lavorato prima di tutto sui riflessi delle tessere, in modo da dare profondità alle tre superfici gialla, verde e blu. Poi abbiamo inserito tre specie animali, naturalmente prese da quelle che più caratterizzano il territorio. Il sole è attraversato da un'aviocetta in volo. Sul verde della pineta cammina un cerambice. Infine, nel mare, salta un merluzzo.

E' il nostro contributo per un appuntamento storico che ogni anno, dal 1973, premia studiosi, ricercatori, città, istituzioni scientifiche che si sono distinte nell'impegno su tematiche ambientali.
Il premio 2017 sarà consegnato il 9 settembre ai Magazzini del Sale di Cervia a Pio d'Emilia, primo giornalista europeo a entrare nella zona del disastro nucleare di Fukushima in Giappone. Abbiamo realizzato anche un riconoscimento a formato più piccolo, che andrà invece al professor Pierluigi Viaroli, docente dell'università di Parma, per i suoi studi sul Po e sui suoi affluenti.
Autore: Anna Finelli 21 lug, 2017

Teodorica Angelozzi in due righe

Forse era scritto nel destino, chi lo sa, di certo era scritto in quel nome, Teodorica. Nata a Chieti, diplomata all’Istituto d’arte abruzzese, trasferitasi per studio a Ravenna, nella città di Teodora e Teodorico, la città dei mosaici che pochi anni dopo il suo arrivo diventeranno anche il suo lavoro. Amante del disegno e della pittura, una laurea ‘tutta ravennate’ in Conservazione dei Beni Culturali, da tre anni, quasi per caso, è entrata a far parte della squadra della Bottega AnnaFietta. Da allora ad oggi tanta gavetta e una immutata, instancabile, voglia di apprendere e perfezionarsi, giorno dopo giorno.

Vita da laboratorio

Pochi passi dentro la Bottega di via Argentario e il sorriso di Teodorica ti accoglie da dietro il bancone, lì dove pennelli e pinze alla mano si occupa del ‘tocco finale’, di pulire, rifinire e ‘dorare’ le opere che poi finiscono in vendita. “Mi piace il contatto col pubblico, ci sono abituata gestendo ormai da anni anche la piccola biblioteca di Piangipane – racconta – lavoro che porto avanti parallelamente alla collaborazione con la Bottega di Anna dove ho la possibilità di creare qualcosa di unico e irripetibile con le mie mani, di plasmare da zero materiali inerti che poi infondono emozioni… per chi ama l’arte un vero e proprio dono”.

Gli inizi

“L’incontro con Anna è stato casuale, ci siamo conosciute ad una serata organizzata dalla Casa delle Donne ed è nato subito un bel feeling, una bella amicizia”. Pochi giorni dopo è arrivata la proposta, quella che non potevo rifiutare. Mi ha chiesto di entrare a far parte della squadra e così sono entrata in questo luogo magico, unico e speciale, in questa bottega che oggi è la mia seconda casa”.

Specialità

Il jolly della finalizzazione. “Ho sempre amato disegnare e dipingere, ma non avevo alcuna conoscenza di tecniche musive. Ho imparato da zero e mi sto ancora perfezionando al fianco di colleghi più esperti. In Bottega sono un po’ un jolly, ma mi occupo essenzialmente dei piccoli ritocchi, di perfezionare le opere, dei dettagli”.

Il ravennate, il turista…

Lo sguardo del mosaicista sulla clientela: “E’ un pubblico eterogeneo quello che varca la porta della Bottega, tanti turisti, ma anche tanti ravennati, tutti affascinati da questo luogo e dalle opere che vi trovano al suo interno. Ovviamente il forestiero rimane inevitabilmente sorpreso e rapito dal mosaico perché si trova dinanzi ad una ‘scoperta’, mentre nel ravennate si nota l’orgoglio, la gratificazione di chi compra o regala un simbolo della propria città, della propria terra, un pezzo unico, un mosaico non realizzato in serie, un pensiero in forma artistica che li rappresenta”.

 

Autore: Anna Finelli 27 giu, 2017
Con una maestra così come si possono scordare i cinque anni delle elementari?
Rita Brusi è un'insegnante di Ravenna che ha passato gli ultimi cinque anni in una scuola elementare in provincia di Cesena. Fuori dalle mura bizantine ha parlato ai suoi studenti della bellezza dei mosaici ravennati e di come le botteghe artigiane della città si impegnino a portare avanti questa tradizione secolare. 
Accade così che alla fine dell'anno scolastico, i ragazzi della sua quinta decidono di ringraziarla per il bel percorso fatto assieme. Si ricordavano il nome del laboratorio citato dall'insegnante, mi contattano e mi chiedono di realizzare una foto di classe a mosaico. 
Quello che vedete è tutto il processo di creazione, dalla foto, al bozzetto, perfino l'aggiunta di Tommaso, uno dei ragazzi che non era presente nella foto collettiva. E' nato così un mosaico "a vignetta" , dove ogni studente ha l'iniziale del nome nella maglietta e alcuni essenziali tratti somatici. 
Volete sapere qual è stata la parte più difficile? Mantenere il segreto prima della consegna, pur incontrando Rita qui in negozio. Ma a giudicare dagli sguardi, direi che la sorpresa è andata a buon fine.
Autore: Anna Finelli 20 giu, 2017

Luca Ortolani in due righe
Luca è uno dei collaboratori più giovani del laboratorio di mosaico Annafietta. Un neofita? Niente di più sbagliato. Aveva 16 anni quando per la prima volta ha iniziato a prendere in mano tessere e attrezzi del mestiere. Non che a quell’età sapesse già che fare il mosaicista sarebbe diventato il lavoro della vita: la sua era più una vocazione all’artigianato, a un tipo di lavoro manuale dov’è richiesta precisione e tanta, tanta pratica. Ora di anni ne quasi 29, di cui gli ultimi quattro al servizio di Anna Finelli. Qui si è ritagliato un proprio spazio all’interno della bottega, dove coniuga piccole routine e creatività.

Vita da laboratorio
Lo si incontra al primo piano del laboratorio di via Argentario. C’è una giovane stagista di fronte a lui, intenta a tagliare le piccole lastre di vetro colorato. Quello è il punto di partenza per tutti. Lui invece parla e quasi senza guardare si destreggia con pinze e formelle di rame per fare farfalle e angioletti, che saranno poi la base per i successivi lavori. “La vita da laboratorio dà molta libertà – racconta - è un lavoro creativo ricco di soddisfazioni. Qui da Annafietta tutti fanno tutto, anche se tendiamo a dividerci i compiti a seconda delle ‘specialità’ di ognuno”.  

Specialità
Serialità vs creatività. Luca li descrive quasi come dark e bright side del mosaicista. “Adoro le grandi superfici. Ci sono però alcuni articoli che non farei mai al mondo ma che paradossalmente vanno, e che devono essere realizzati in quantità. Diventa un lavoro più meccanico che creativo, per quanto un articolo sia unico e diverso dagli altri”.

Gli inizi
Parola d’ordine: gavetta. Dopo il primo stage estivo in un laboratorio a 16 anni e gli studi all’Istituto d’Arte per il Mosaico, a Ravenna, è iniziata la lunga strada nel campo che lo ha portato in via Argentario. Un approdo oggi sempre più difficile per un giovane: “Le piccole botteghe artigiane non possono permettersi di prendere molti collaboratori, e la scarsa collaborazione tra botteghe non aiuta il settore”.
Per questo il primo incarico di responsabilità lo conserva nel cuore: “Il lavoro che mi ha dato più soddisfazione è stata l’insegna di un vescovo da mettere all’ingresso di una chiesa che ho seguito dall’inizio alla fine. Non tanto per la difficoltà o per ciò che rappresentava, ma per come quell’opera mediamente complessa mi ha instradato a quello che sto facendo ora”.

Il ravennate, il turista, il mosaicista
A dispetto di quanto si potrebbe pensare. Non c’è molta differenza tra autoctoni e forestieri. Almeno questa è l’impressione di Luca. “Dal piccolo oggetto al complesso lavoro su commissione, non c’è differenza nell’acquisto. Ci sono ravennati che comprano il ‘pensierino’ e turisti che dopo una settimana di vacanza commissionano progetti molto complessi. E viceversa”. Allora viene da chiederglielo, se la richiesta è alta, perché non mettersi in proprio? “Ci ho pensato nei primi anni. Ma è un ambiente spietato, la concorrenza è alta e la solidarietà latita. E’ difficile, certo, ma non impossibile. Io ho scelto un'altra strada”.

Autore: Anna Finelli 21 apr, 2017
Di cosa è fatta una stella? Quale materia compone l'universo? Noi vi rispondiamo per immagini, perché il nostro  #Astromosaico   è fatto di lavoro, passione e... mosaico, tanto mosaico... 
La mostra è aperta tutti i giorni al primo piano della bottega e rimarrà esposta fino al prossimo anno. Ogni pezzo è unico e, naturalmente, in vendita.
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